PERSONAGGI ILLUSTRI - Comune di Neggio

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Tutta la storia di Neggio è un continuo, monotono, persino... inevitabile richiamo ai Soldati, patrizi di questo paese. Non v'è episodio in cui manchi questo casato, qui ma anche altrove, soprattutto al di là dell'Oceano, in Argentina, ma sempre con abbondanti e benefici influssi su questo villaggio malcantonese. In effetti, il paese fu largamente beneficato dalla famiglia Soldati, la quale fece aprire strade, costruire l'acquedotto, la scuola, la casa dei bambini, il cimitero, curò i restauri del campanile e della chiesa. Nel CantoneTicino taluni discendenti di questa illustre famiglia hanno avuto una parte tutt' altro che indifferente, specie a livello politico.
Non vogliamo, né questa è la sede più appropriata, illustrare il lungo e complesso albero genealogico, ma semplicemente fornire qualche dato, cominciando ­ ovviamente - da notizie più arretrate nel tempo, per rilevare che si conosce l'origine della famiglia risalendo a prima del 1558 con Antonio Del Soldato. Nella storia dell'arte del XVII e XVIII secolo si ritrovano i nomi di ben quattro Soldati: i pittori Giambattista, Sebastiano, Agostino, e lo stuccatore Antonio. Il segno del loro talento risulta in patria ma anche all'estero.
Qui ci viene però in ausilio, in particolare, la «Guida storico-descrittiva del Malcantone e della Bassa Valle del Vedeggio» di Antonio Galli e Angelo Tamburini (tipografo-editore Carlo Traversa, Lugano-Mendrisio, 1911) che elenca diversi personaggi.


I tre fratelli Soldati in Argentina, ossia Silvio, Agostino e Giuseppe



Agostino Soldati, allievo dell'Accademia Carrara di Bergamo, pittore di merito. Opera sua è un grandioso quadro eseguito nel 1823 per la chiesa di Villa di Serio, rappresentante San Rocco invitato dall' angelo a ripartire da Vicenza dopo averla liberata dal flagello della peste.
 
Antonio Soldati (1883), medico-chirurgo valente ed apprezzato, è stato deputato al Gran Consiglio, membro della Commissione cantonale d'igiene, membro della Società agricola del terzo circondario, amico della popolare educazione, padre di numerosa ed eletta figliolanza a cui (dicono i «cronisti» del tempo) prodigò cure infinite.
 
Agostino Soldati (1857-1938) è stato certamente il più illustre figlio di Neggio. Il padre (Antonio) medico, la madre Giulia nata Rusca. Studi ginnasiali nel Collegio di Sant' Anna a Roveredo Grigioni, liceo a Lugano, università a Torino: ventenne, è dottore in diritto! Dopo due anni di pratica a Lugano, apre uno studio nella propria villa, in viale Stefano Franscini a Lugano. Ed acquista subito fama, dato che nel 1880 si misura nel processo di Stabio ove era convenuto il fior fiore degli avvocati del Cantone: un dibattimento processuale che ebbe vasta risonanza per la sua portata politica. E rettore del liceo e del ginnasio cantonale nell' anno scolastico 1882-1883 e, sempre nel 1883, inizia la carriera politica quale deputato del Malcantone al Gran Consiglio (che presiederà nel 1884 e nel 1889), nel 1889 è eletto consigliere agli Stati (ove rimane sino al 1892), nel dicembre 1890 è in Consiglio di Stato adoperandosi per una politica di collaborazione e di conciliazione. Nel 1892, in particolare, è uno degli artefici della Costituzione, che attribuisce al popolo la nomina del Consiglio di Stato e dei Tribunali. «Allo scopo di guidare l'opinione pubblica e di illuminarla sui problemi politici, economici, sociali e culturali - scri­ve Virgilio Chiesa - Agostino Soldati fonda il "Corriere del Ticino "» (giornale che uscirà per la prima volta il 28 dicembre 1891) e nel 1893 (a soli 35 anni!) è nominato giudice federale a Losanna che presiede nel 1903. È chiamato a far parte anche della Corte internazionale dell' Aja, a presiedere i Tribunali arbitrali misti italo-germanico, italo-austriaco e italo-bulgro per liquidare i danni di guerra. In patria e all'estero riscuote, anche da parte degli avversari, unanimi riconoscimenti oltre che per la profonda compe­tenza e la rigorosa obiettività nei suoi giudizi, anche per l'alta coscienza e la nobiltà di spirito. A poco meno di due anni dal suo rientro in Ticino, Agostino Soldati muore l'8 ottobre 1938.
 
Giuseppe Soldati (1864-1913) è additato come «nobile esempio dell'emigrante ticinese, intelligente, avveduto, tenace, che col diuturno lavoro e col risparmio, assecondato da propizia fortuna, consegue un ingente patrimonio e ritorna all'amatissimo paese per far buon uso delle sue ricchezze e beneficio della comunità». Figlio del dottor Antonio Soldati e di Giulia Rusca, dunque fratello di Agostino (vedi sopra), Silvio e  Pio, studia nei collegi di S. Giuseppe a Locamo e di Maria Hilf a Svitto, poi al Technicum di Friborgo. Nel 1886 va nell' America del Nord per dedicarsi al commercio. Dopo qualche anno, aderendo all'invito del fratello dottor Silvio (deputato al Gran Consiglio, sindaco di Neggio e benemerito per l’aiuto e gli appoggi generosamente accordati ai convallerani degenti in Argentina), si trasferisce a Buenos Aires, ove dapprima è tesoriere della società Dach-Sud, poi diret­tore della rinomata casa di commercio De Marchi e Parodi (poi Estrella, diretta dal fratello Pio Soldati), a quei tempi una delle più importanti dell' America Latina. Giuseppe Soldati intuisce l'avvenire dell' Argentina e si dà alla compra di enormi estensioni di terreno, impiantando fattorie con migliaia di capi di bestiame. Poco lontano dalla capitale fa costruire (1908) i quartieri «Villa Lugano» e «Villa Soldati», futuri centri di due popolosi sobborghi.
Poco più che quarantenne Giuseppe Soldati fa ritorno al villaggio dei suoi antenati, occupandosi e preoccupandosi attivamente di parecchie opere pubbliche a favore di Neggio ma anche dell'intero Malcantone. Così, ad esempio, dà un appoggio risolutivo per la costituzione della Società delle Ferrovie Luganesi; nel 1907-1908 si assume metà della spesa (a carico dei Comuni) per la costruzione della strada che da Magliaso sale a Neggio; vicino alla Magliasina, dove sorgeva la settecentesca cartiera Bettelini, impianta un'azienda per l'allevamento del bestiame bovino perché serva da modello agli allevatori; sul Lema acquista e ricostruisce l'alpe di Cavalera, dotandola di abbeveratoi, rinnovando la viottola dello scosceso pendìo per comodità della mandria che, durante l'estate, popola quei pascoli, con l'intenzione di farne un modello di alpe. Anzi, affascinato dalle incomparabili bellezze panoramiche, che offre il culmine del Lema, Giuseppe Soldati concepisce l'idea di una funicolare che raggiunga la sommità del monte: in questo senso, è da considerare, a tutti gli effetti, il precursore di quella che sarà poi la seggiovia del Monte Lema, inaugurata il 13 luglio 1952.
Per la sua famiglia fa costruire due ville su disegno dell'arch. Giuseppe Bordonzotti: una a Neggio, autentico belvedere sul lago, e l'altra a Lugano nei pressi del convento dei Cappuccini, facendole decorare dal pittore Luigi De Marchi, che nella metropoli argentina ha lasciato chiare testimonianze del suo gusto artistico.
Era vivissimo desiderio di Giuseppe Soldati - come aveva confidato agli amici - istituire una Scuola d'arti e mestieri per i giovani malcantonesi, ma la morte gli impedisce di realizzare questo progetto. Ad ogni buon conto, fa in tempo a disporre un lascito co­spicuo a favore di un' opera benefica per il suo Malcantone (fi. 150.000 ai quali i tre fratelli Agostino, Silvio e Pio aggiungeranno ognuno 20.000 fianchi), lascito accresciuto per disposizione testamentaria di Agostino Soldati.
 
Agostino Soldati (figlio di Pio, 1910-1957), ambasciatore, ha esplicato la sua carica per molti anni a Parigi, logico coronamento di una brillante carriera. Fra altro, fu nominato osservatore della Confederazione presso le Nazioni Unite a Nuova York.

Agostino Soldati, la sorella Giuseppina e Pio Soldati



Venendo a tempi a noi più vicini, occorre considerare che a Neggio vi era la casa di vacanza, mentre la residenza abituale della famiglia Soldati era a Massagno, in un' elegante villa incastonata nel parco Maraini. Qui abitava Raffaele Soldati (1894­-1952), figlio del dott. Silvio e nipote di Agostino Soldati, di cui sopra abbiamo detto ampiamente; risiedeva con la moglie Sofia nata Balli e i tre figli: Matilde, Silvio e Antonio. È Raffaele Soldati, quale esecutore testamentario del fondatore del «Corriere del Ticino», a provvedere affinché fosse istituita nel 1941 la Fondazione per il Corriere del Ticino. Il documento costitutivo è compendiato nel principio fondamentale della laicità dello Stato e in quello dell'indipendenza politica da qualsiasi partito. Egli viene a mancare ancora in giovane età e a distanza di otto mesi muore anche la moglie Sofia. Rimangono pertanto orfani i figli di 20, 19 e 13 anni. Conseguentemente, Matilde Soldati diventa la capofamiglia, il punto di riferimento (e sarà, sempre tale) per i Soldati. Sposata poi con Giampiero Bonetti, è presidente del Consiglio di Fondazione del Corriere del Ticino. Siccome il parco Maraini a Massagno aveva un valore elevato e nessuno dei tre figli (Matilde, Silvio e Antonio) aveva interesse a diventarne unico proprietario, quel pa­trimonio è stato messo in vendita e i tre diretti discendenti di Raffaele Soldati sono tornati ad abitare a Neggio, ciascuno costruendo una propria villa ed avendo diversi figli (che, a loro volta, contano pure diversi discendenti.
Questo ceppo di Soldati, in Ticino, è l'unico, per cui altri Soldati (ripartiti in varie località del Cantone) non sono imparentati con i Soldati di Neggio. Questi ultimi, per contro e come abbiamo detto sopra, sono consanguinei dei Soldati emigrati in Argentina e che - all'inizio del secolo scorso - in quella nazione hanno fatto fortuna; soprattutto a Buenos Aires, partecipando in prima persona alla privatizzazione dei servizi pubblici (in specie, l'approvvigionamento d'acqua) e nella fornitura di petrolio oltre che nel settore dei mezzi di co­municazione. Emigrati divenuti ricchissimi, tanto è vero che figurano fra le quattro famiglie più importanti dell' Argentina.



 
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